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P R I M A P A G I N A
CHIUDE LA FABBRICA, LO SCIOPERO SERVE? di G.Larosa Chiude Termini Imerese, che fare? Quali possibili alternative allo sciopero di rito?
![]() E' ormai noto che la Fiat ha deciso di chiudere Termini Imerese. Dopo il comunicato dell' azienda, la prima risposta dei sindacati e' stata "sciopero generale" e poco dopo la seconda "si ma solo del gruppo Fiat". Non ci interessa attendere le prossime "risposte" alla solita "arroganza padronale" e risparmiamoci la lettura della triste retorica della burocrazia sindacale che seguira'. Quello che vogliamo discutere qui e' la validita' dello sciopero come strumento di lotta in questo periodo storico.
Lo sciopero funziona egregiamente quando la ricchezza della classe dirigente di una nazione proviene dalla produzione nazionale di beni. Se al famoso sciur padrun dalli belli braghi bianchi andava in malora il raccolto di riso del podere sotto casa, non dico che finiva rovinato ma ci rimetteva molto piu' che a pagare qualche centesimo in piu' alle sue mondine. Per cui prima o poi cedeva. Lo sciopero funzionava anche se costava fame e morte agli scioperanti perche' era una battaglia a chi crolla per primo. Oggi la situazione e' diversa, infatti, lo stesso signorotto prima di tutto i campi di riso li ha in tre quattro posti del mondo, per cui lo sciopero in quello sotto il cortile di casa non lo rovina piu' di tanto, ma soprattutto, il signore padrone non e' piu' nemmeno il proprietario della risaia perche' i padroni sono le banche o finanziarie di vario genere che guadagnano speculando sui futures e su altre porcate da bisca inventate dalla finanza di rapina che ci comanda. Ma ancora peggio e' che, con la crisi esistente e data la infinita produttivita' dei beni e delle linee di montaggio, oggi sono accumulate merci a montagne, in attesa di essere vendute. L'offerta di merci prodotte, specie se sono automobili, o prodotti complessi, supera di gran lunga la domanda. Per cui uno sciopero, anche se durasse 15giorni e non uno solo, non porterebbe nessun danno, si potrebbero tranquillamente continuare a vendere le scorte di magazzino, in piu' si risparmiano costi per stipendi, mensa, energia elettrica, ecc.. Marchionne, insomma non ci rimette, gli operai si. Non solo, siccome il personaggio con la sua banda-azienda lucra anche su altri beni "immateriali", probabilmente incassera' nel frattempo un bel po' di quattrini speculando sui BTP Italiani che crescerebbero di redditivita' alla notizia che la Fiat chiude uno stabilimento per crisi e quindi non si disperera' per un po' di giorni senza produzione di automobili e per di piu' nella sola Italia. Cambiate le automobili col riso e vedrete che nemmeno il don pantalone bianco si preoccuperebbe piu' di tanto della sua risaia italiana. Insomma noi siamo legati alla fabbrica o al campo per sopravvivere ma loro no, quindi colpire fabbrica e campo non sortisce effetti. E negli altri settori, cosa succede? Prendiamo i trasporti metropolitani. Qui, lo sciopero e' devastante per gli utenti e per la cittadinanza, specie se povera e anziana e quindi legata al trasporto pubblico. Ma la societa' privata dei pubblici trasporti ci rimette? No, perche' l' 80% dei guadagni gli viene dalle tessere che sono mensili o annuali, quindi niente trasporti? Niente spesa per gasolio anche se la "giornata" gliela paghiamo comunque. Gia', perche' nei trasporti metropolitani vale il principio che piu' km faccio con la mia tessera mensile o annuale, piu' la societa' dei trasporti ci perde ( o meno ci guadagna). Dunque se ogni 10gg c'e' uno sciopero, la societa' mediamente guadagna il 10% in piu' a mie spese. Allora chi e' che piange? Il povero, il pendolare, insomma il popolo che finisce per fare da scudo umano alla guerra che i lavoratori dei trasporti in sciopero hanno dichiarato all' azienda. Ovviamente, se lo sciopero va oltre certi limiti, la stragrande maggioranza del popolo finirebbe per plaudire a qualsiasi animale che facesse carne da macello dei lavoratori in sciopero e quindi anche qui il tutto si limita ad una lunga estenuante manfrina fatta di sciopericchi, trattative e impicci che si giocano sulla pazienza e sulla pelle dei poveracci. Per assurdo, per far piangere l'azienda, si dovrebbe fare uno sciopero in cui gli autisti fanno corse prolungate oltre l'orario, ripristino tratte soppresse, fanno entrare gratis le persone, cose da pazzi che farebbero la gioia degli utenti e la disperazione della ditta che pagherebbe migliaia di litri di gasolio e montagne di energia in piu' al prezzo delle stesse tessere mensili. Un simile scenario e' impraticabile ma e' l'unico che funzionerebbe. Discorso simile vale per la pubblica amministrazione, gli ospedali e quanto altro. Dunque lo sciopero oggi e' un'arma politica che al limite funziona se al governo c'e' qualcuno che non vuole perdere il consenso di quella categoria di lavoratori, insomma e' una specie di ricatto non verso le aziende o i padroni o i finanzieri ma verso il potere politico e funziona un minimo solo finche' il potere politico e' potere sul serio, se invece non ha poteri ma e' solo un gallinaio di buffoni e leccapiedi, che devono il loro posto di parlamentari alla finanza speculatrice che gli paga giornali, propaganda, spazi per comunicare, ecc.., c'e' poco da scioperare. Ma allora cosa fare per salvare le fabbriche, per fermare il massacro sociale, la cancellazione dei diritti? La risposta non e' ancora stata trovata da nessuno ma la mia opinione e' che si deve iniziare a stabilire un legame tra quelli che oggi sono gli scudi umani e gli scioperanti, un legame di convenienza, non di retorica o di sublimi quanto inefficaci idealismi. Per le fabbriche in dismissione, invece, occorre tornare all' occupazione della fabbrica, prenderne possesso, lavorare a basso costo e chiedere al popolo di comprare quel prodotto al posto di quello della canaglia che va a produrre in Asia. Per fare questo si devono creare rapporti diretti tra lavoratori e artigiani, di piccoli reciprocamente produttori-consumatori, si deve creare, cioe', una microeconomia di sussistenza reciproca. Ma neanche questo basta anche se aiuta perche' esiste il problema dei soldi. Se la gente non ha soldi, comprera' cio' che costa meno e costa meno cio' che si fa dove tutto costa meno e ci sono meno garanzie. Quindi va risolto il problema della concorrenza sleale garantita per legge. In piu' ci sono i debiti: se sei strangolato dai debiti, devi trovare contante e quindi sei costretto a stare, almeno in parte, nel mercato, con tutto cio' che questo significa. Serve quindi una azione politica di alternativa vera, percio', invece di scioperi con bandiere e palloncini dove c'e' il Vendola di turno che tuona dicendo di volere un mondo di tanti colori ed altre ispirate scemenze, bisogna manifestare con chi chiede misure protezioniste, con chi chiede il taglio dei debiti non solo nazionali ma anche privati e di aziende. Allora cominceranno ad avere paura, il giorno che a un corteo contro Equitalia o sotto la Banca d'Italia si ritroveranno, furibonde, le duecentomila persone che ancora vanno al corteo "festoso", con musica, trampolieri, clown e..... tanti colori!
U L T I M E P R I M E P A G I N E
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